Only a Child poster

Simone Giampaolo a View Conference: Only a Child e il futuro del pianeta

L’edizione di View Conference 2019 ha portato moltissimi ospiti e tante talk affascinanti sul mondo dell’animazione; durante questo evento abbiamo avuto modo di intervistare Simone Giampaolo, regista londinese attualmente impegnato a dirigere il cortometraggio Only a Child. Simone ha lavorato fino al 2018 come regista e artista CG per lo studio BlueZoo di Londra, su diversi progetti per clienti quali Cartoon Network, Disney, LEGO, Nickelodeon, Pokémon, Marvel, Lucasfilm e BBC. Oggi Simone lavora come regista di pubblicità e cortometraggi per il celebre studio Aardman Animations, e collabora con altri studi come Jellyfish Pictures.

 

Simone Giampaolo – Animation Director Reel 2018 from Simone Giampaolo on Vimeo.

Il suo nuovo corto è incentrato sul discorso tenuto nel 1992 dalla dodicenne Severn Cullis-Suzuki durante il Summit della Terra di Rio de Janeiro, con il quale la ragazza tentò di sensibilizzare al tema dell’ambiente l’opinione pubblica, denunciando tutti i problemi derivanti dall’inquinamento e la mancanza di attenzione e responsabilità da parte dei governi.

Severn Suzuki al suo discorso
Severn Suzuki al Vertice della Terra delle Nazioni Unite nel 1992

Parlaci di Only a Child, il tuo nuovo cortometraggio. In cosa consiste?

Only a child è un cortometraggio molto particolare; si tratta di una rappresentazione visiva del discorso tenuto alle nazioni unite nel 1992 da Severn Suzuki. Ho ripreso il suo discorso, l’ho editato, “remixato”. Poi l’ho suddiviso in una ventina di sezioni. Ho assegnato ogni sezione ad un artista differente, e ognuno di loro possiede una diversa tecnica di animazione. Ho cercato persone che conoscessero le tecniche più disparate: animazione con la sabbia, stop motion, animazione su vetro, CGI, 2D… ogni artista è diventato anche un po’ art director della propria sezione e l’ha interpretata visivamente secondo la sua sensibilità, sotto la mia supervisione. 

Only a child 1

È stato difficile riuscire a unire tutti questi stili così diversi in un unico cortometraggio? Come avete realizzato le transizioni?

Questo è stato il più grande dubbio delle produttrici. Lo studio di produzione è uno studio di Lugano, Amka Film, specializzato in fiction e documentari, che ha deciso di sperimentare per la prima volta con un progetto di animazione. Credevano molto nel messaggio ambientalista del corto, che oggigiorno è importante comunicare con ogni mezzo disponibile. Avevano forti dubbi però sul modo in cui passare in maniera elegante da una sezione all’altra senza troppe fratture. Per farlo abbiamo utilizzato alcuni “trucchi”: innanzitutto abbiamo utilizzato diversi metodi per le transizioni. Alcuni artisti hanno ricevuto il frame finale dell’artista della sezione precedente e hanno cominciato la loro sezione partendo da quelle forme e quelle immagini. Altre volte abbiamo usato dei wipe della telecamera: una forma copre la telecamera e c’è una transizione alla sezione successiva. Un’altra caratteristica fondamentale è la color palette dinamica del corto, sebbene ci si renda conto che è dinamica solo alla fine del cortometraggio. Si trasforma da fredda a tiepida, e poi sempre più calda verso la fine del corto, a simboleggiare il riscaldamento globale. È una transizione che avviene nel corso dei 6 minuti, quindi quasi impercettibile, ma vedendo la color script dell’intero corto lo si nota bene. In questo modo abbiamo reso il corto più piacevole e abbiamo dato un significato al colore. 

Questo passaggio di colore ricorda anche il modo in cui il discorso di Severn si accende sempre di più verso la fine, giusto?

Si, certo, c’è un climax nel suo discorso, l’intensità delle sue parole aumenta e lei diventa sempre più delusa, arrabbiata e amareggiata dagli adulti. Questo viene anche riflesso dall’uso del colore.

Non è la prima volta che nella tua carriera artistica affronti questo tema: anche Espero?, del 2013, parlava del problema ambientale. Perché hai sentito il bisogno di raccontare questa storia?

Fin da bambino ho cercato di creare storie legate al tema ambientalista. Io amo molto lo humor e la commedia, ma ho sempre cercato di dare un messaggio finale nei cortometraggi che faccio. Questa volta la cosa è diventata molto più esplicita; non c’è solo un messaggio finale, il corto in se è il messaggio di Severn. Mi sono detto, se devo fare un mio corto personale, voglio che sia molto diversificato, che comprenda tutte le tecniche di animazione possibili, e voglio che sia qualcosa che lasci un messaggio forte e che faccia riflettere lo spettatore. 

Espero di Simone Giampaolo
“Espero?”, cortometraggio del 2013

Quando dovrebbe essere concluso questo progetto?

Dovrebbe essere concluso verso gennaio 2020. Avendo anche origini svizzere, ho chiesto per la prima volta i fondi per i cortometraggi indipendenti offerti dalla Svizzera. Mi sono proposto e l’idea è piaciuta tantissimo. Hanno apprezzato anche che io abbia contattato Severn di persona; l’abbiamo incontrata a Ginevra ed era entusiasta del progetto. Anche la TV Svizzera (RSI) lo ha apprezzato così tanto che ha deciso di co-finanziario.

Only a child

Forse le parole di Severn, così come gli avvertimenti degli scienziati, al tempo non vennero ascoltate perché si aveva ancora la percezione di parlare di problemi lontani e di avere ancora tempo a disposizione. Oggi il problema è davanti ai nostri occhi, il clima è fuori controllo e le conseguenze delle nostre azioni sono ben visibili. Le persone riusciranno a capire la gravità del problema? Vedendo le reazioni ai discorsi di Greta Thunberg, sembra che siano ancora in molti ad essere in fase di negazione. A cosa pensi che porterà questo grande movimento di protesta?

C’è una metafora molto bella che descrive questa situazione attuale: il principio della rana bollita. Se la rana viene immersa nell’acqua e lasciata lì portando la temperatura ad ebollizione pian piano, la rana si abitua alla temperatura e si indebolisce sempre più fino a morire, perché non è in grado di uscire dall’acqua. Viceversa, se venisse immersa fin da subito in una pentola di acqua bollente, salterebbe immediatamente fuori. Questo è esattamente ciò che sta succedendo alla popolazione umana in questo momento: ci siamo talmente abituati alla situazione, da non percepire il pericolo. Molte persone ignorano il problema, criticano e deridono gli attivisti che protestano contro il cambiamento climatico. Io penso che si sia già visto un buon risultato dal punto di vista dell’opinione pubblica negli ultimi anni; non è ancora abbastanza purtroppo. Non bastano le proteste, serve che i politici agiscano e che le multinazionali smettano di produrre e sprecare senza sosta. È ora di saltare fuori dalla pentola prima che sia troppo tardi. 

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Parlaci dei tuoi attuali progetti e del tuo lavoro per Aardman!

Attualmente lavoro per Aardman e sono diventato anche parte dell’azienda quando è stata fatta l’employee ownership, è stato davvero un grande onore. Lavoro nel loro dipartimento di pubblicità, ma il flusso di lavoro non è costante, e ci sono periodi in cui sono più libero e ho la possibilità di collaborare con altri studi. Per questo ho colto subito l’opportunità di lavorare alla regia di un cortometraggio con lo studio Jellyfish Pictures. Quindi come regista freelance posso scegliere a quali progetti partecipare e quali invece non fanno per me; in questa vita lavorativa ci sono quindi dei pro e dei contro: è bello avere più indipendenza, ma d’altro canto c’è molta competizione. Ci sono molti studi e director eccezionali, e ottenere un progetto non è semplice. Per questo seguo diversi progetti con vari studi.

Quali registi di animazione sono stati il tuo punto di riferimento nel corso della tua carriera?

Tra i registi italiani, sicuramente Bruno Bozzetto; ha sempre avuto un grande senso di humor, e ha anche trasmesso spesso messaggi ambientalisti con le sue opere. È una mia ispirazione da sempre. L’altro mio modello è  Frédéric Back, regista e animatore canadese, che ha vinto due premi oscar per corti ambientalisti: il più noto è L’uomo che piantava gli alberi, uno stupendo cortometraggio animato in 2D. Entrambe queste figure sono riuscite ad avere successo e ad essere riconosciute dall’industria senza perdere i loro valori, continuando a raccontare le loro storie e i loro messaggi. Vorrei tanto raggiungere un risultato simile nella mia carriera artistica.

  

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Autore dell'articolo: Dory

Dory
COFONDATRICE e ART DIRECTOR – «Chiunque può cucinare» (Ratatouille) – Laureata in Design della Comunicazione presso il Politecnico di Milano, animatrice e modellatrice 3D. Si interessa di animazione in tutte le sue forme, dalla stop-motion all'animazione tradizionale alla CGI.