Pokémon: Detective Pikachu – La recensione

Cosa ne pensiamo di Detective Pikachu, il primo film live-action dedicato ai Pokémon

Quanti di noi sono cresciuti con i Pokémon? Probabilmente la stragrande maggioranza: i bambini di ieri hanno magari iniziato con il mitico Pokémon Versione Blu o Rossa, mentre i più piccoli di oggi li conoscono grazie a Pokémon Sole e Luna.

Da oltre 23 anni questi animaletti immaginari intrattengono e appassionano milioni di persone in tutto il mondo, quindi era inevitabile che prima o poi qualche studio cinematografico tentasse il colpaccio e realizzasse un film live-action.

Ci hanno voluto provare Warner Bros. Pictures e Legendary Pictures a dar vita ai nostri sogni, per questo oggi siamo più che emozionati a parlarvi di Pokémon: Detective Pikachu: è il film che aspettavamo da una vita e lo abbiamo visto in anteprima il 6 maggio!

Ma quanto è puccioso Pikachu con il cappello da Detective?

La sceneggiatura e la trama

Non vi faremo spoiler, ma una cosa ve la possiamo sicuramente dire: il regista Rob Letterman, che aveva già diretto Mostri Contro Alieni e Piccoli Brividi, non ha avuto un compito facile. Anzi. Immaginate di avere come potenziale pubblico sia gli adulti cresciuti con i Pokémon – pronti a prendervi a sassate se Charizard non è abbastanza realistico – , sia i fan più piccini – che li stanno scoprendo e amando adesso ma non per questo sono meno critici.


Non è facile dirigere un film d’intrattenimento che regali la magia dei Pokémon a tutti, eppure Letterman ci è riuscito, sporcandosi le mani in prima linea, infatti ha anche curato la sceneggiatura del film insieme a Dan Hernandez, Benji Samit e Derek Connolly, adattando al grande schermo il soggetto dell’omonimo videogioco.

Non aspettatevi qualcosa di epico e grandioso come i film sugli Avengers, ma nemmeno qualcosa di orripilante come il live-action su Death Note prodotto da Netflix – sì, siamo ancora sotto shock.

La storia è abbastanza godibile e coinvolgente, anche se a tratti gli eventi sembrano velocizzarsi un po’ troppo. Il film non annoia mai dall’inizio alla fine, però non riesce nemmeno a raggiungere vette di pathos o regalare grandissime emozioni. Vi divertirete sicuramente, ma non vi commuoverete, né tantomeno avvertirete molta tensione nelle fasi più concitate.

La storia inizia con la scomparsa del misterioso detective privato Harry Goodman, che spinge il figlio ventunenne Tim a dirigersi a Ryme City per scoprire di più sull’accaduto. Nelle indagini non sarà solo, perché sarà coadiuvato da un partner d’eccezione: il Detective Pikachu. Nessuno sa come e perché i due riescano a comunicare tra loro, ma Tim e il suo nuovo amico riescono a parlare e capirsi alla perfezione.

Verrete catapultati in un’avventura noir-comico-grottesca, piena di colpi di scena – alcuni un po’ telefonati – e ricca di umorismo, ma soprattutto… Pokémon!

Vi stupirete nel notare quanto alcune gag e situazioni strizzino l’occhio più agli adulti che ai bambini, ma va bene anche così: questo non è il solito film di animazione dedicato solo ai più piccoli, per fortuna.

Quasi tutti i Pokémon sono realizzati splendidamente, come questo Bellissimo Bulbasaur!

Ma quanto sembrano veri questi Pokémon?

Inutile girarci attorno, diciamo le cose come stanno: per moltissimi la trama non è il vero motivo per andare in sala a vedere Pokémon: Detective Pikachu. Chissenefrega della trama! La gente vuole vedere i beniamini dell’infanzia – e un po’ del nostro presente – in carne e CGI!

Le attese saranno ripagate? Vi possiamo assicurare che nel 99,9% dei casi sarete più che soddisfatti: gli effetti speciali ben fatti e curati sono il fiore all’occhiello di questa produzione, che ha reso veri e tridimensionali moltissimi Pocket Monsters evitando eccessi di iperrealismo, che avrebbero rischiato di trasformare il film in un prodotto decisamente inquietante.

Vi troverete immersi in un mondo mondo simile a quello reale, ma abitato dai Pokémon, che vivono in perfetta armonia con gli esseri umani. Un grande plauso va fatto al regista e agli animatori per aver confezionato un prodotto che non fosse solo “una carrellata di 104 minuti di puro fan service”. Quello c’è e fa anche piacere, perché è fatto bene ed è l’anima del film, però c’è anche dell’altro, perché nel film troverete anche un contesto plausibile in cui si muovono i protagonisti e i loro partner digitali.

Vedere i Pokémon in città o immersi in mezzo alla natura selvaggia non ha prezzo, specialmente quando le loro movenze sembrano realistiche e naturali in entrambi gli ambienti. In questo si vede il duro lavoro del team che ha dovuto realizzare i personaggi, dando vita in modo magistrale a Pikachu, Squirtle, Charmander, Bulbasaur, Psyduck e tantissimi altri.

Sullo schermo troverete a volte tantissimi Pokémon, tanto da non sapere dove guardare per non perdere alcun dettaglio. In questo film non potrete di certo acchiapparli tutti, ma sicuramente vorrete vederli tutti!

Da appassionati di questi mostriciattoli però dobbiamo fare una critica, quello 0,01% che non ci ha convinto: stiamo parlando della resa visiva di Gengar. Come avrete visto in moltissimi trailer, nel film appare anche questo Pokémon di tipo spettro mentre lotta con un Blastoise. Cosa non ci è piaciuto? Tutto: come si muove, le espressioni che fa con il viso, come sono resi i suoi attacchi. È molto diverso dal Gengar che abbiamo visto nell’anime e nei videogiochi.

È normale che per rendere più reali i vari Pokémon fosse necessario fare delle scelte stilistiche, ma in questo caso sono state fatte le peggiori. Dall’altro lato Detective Pikachu risulta essere quello meglio animato: il luccichio nei suoi occhi, il suo pelo, i suoi attacchi, le sue espressioni… ogni dettaglio ve lo farà sembrare più concreto e adorabile che mai!

Ryme City è la perfetta fusione tra una metropoli orientale e occidentale.

Le interazioni tra umani e Pokémon

Ryme City rappresenta un’utopia: una società dove uomini e Pokémon vivono e lavorano fianco a fianco, in totale armonia, dove gli animaletti non sono confinati in Poké Ball ma sono liberi di girare a piede libero, inoltre le lotte e l’allevamento sono vietate.

Questa visione filosofica da un lato è molto interessante, dall’altro è un po’ un pretesto per far vedere più Pokémon possibili su grande schermo, e ci va anche benissimo!

Come detto qui sopra, il cuore pulsante del film è un contesto plausibile dove vedere agire i protagonisti e gli abitanti di questo mondo, ma cos’è che rende il tutto ancora più genuino e concreto? Le relazioni tra uomini e Pokémon, che hanno il loro apice nell’amicizia tra il Detective Pikachu, che nell’originale ha la voce di Ryan Reynolds, e Tim Goodman, interpretato da Justice Smith – nel caso ve lo stesse chiedendo la risposta è no, non è né il figlio, né un parente di Will Smith.

L’alchimia tra i due protagonisti è uno dei punti di forza del film: da un rifiuto iniziale piano piano i due impareranno a conoscersi sempre più e si affezioneranno l’uno all’altro.

Purtroppo la recitazione non tocca mai punte di grande emotività o pathos, questo perché il film è destinato anche a un pubblico di età molto bassa, per cui la scelta del regista è stata quella di non calcare la mano nei momenti più delicati della vicenda. Nonostante questo le capacità attoriali di Justice Smith sono fuori discussione, perché se il film riesce a essere godibile e rimanere materia viva fino alla fine è anche merito suo, oltre che della verve di Ryan Reynolds, doppiato in italiano da Francesco Venditti. Forse nella versione italiana si perde un pizzico della spontaneità di Reynolds, però il doppiaggio rimane di alta qualità.


In questo foto potete vedere un grande Detective in azione e Tim.

Tirando le somme…

In conclusione possiamo dire di avere apprezzato parecchio Pokémon: Detective Pikachu, non tanto per la trama e la regia, ma soprattutto per la capacità di aver realizzato il sogno di tantissime generazioni di bambini: trasformare in carne e ossa i nostri animaletti immaginari preferiti, senza rischiare di deludere i fan più grandi e quelli più piccoli.