Il Canto di Natale: tutte le differenze tra il libro e i film della Disney

Se è vero che Charles Dickens fu l’uomo che inventò il Natale – come recita il film di Bharat Nalluri – è altrettanto vero che gli adattamenti cinematografici del suo capolavoro letterario hanno contribuito a tramandare il suo racconto fino ai nostri giorni. Chi non conosce le vicende dell’avaro Ebenezer Scrooge?

Prima edizione Canto di Natale

Charles Dickens diede alle stampe il racconto nel 1843. Fu subito un enorme successo di pubblico, anche grazie al costo contenuto dell’edizione nonostante la rilegatura pregiata e le illustrazioni del noto artista John Leech. Il Canto di Natale non rese ricco il suo autore, e in verità gli causò diverse seccature economiche e legali, ma rilanciò la sua carriera e gli diede la possibilità di passare alla storia come l’autore del racconto natalizio più magico di sempre.

          

Il Canto di Natale, come tutti i grandi capolavori, ha visto nel tempo un’infinità di riadattamenti letterari, teatrali e cinematografici. Ma nell’immaginario collettivo sono soprattutto due i film che più di tutti hanno saputo rappresentare al meglio lo spirito di questo racconto: il cortometraggio animato Il Canto di Natale di Topolino (Mickey’s Christmas Carol) del 1983, diretto da Burny Mattinson, e il film d’animazione in motion capture A Christmas Carol uscito nel 2009 e diretto da Robert Zemeckis.

Canto di Natale film Disney

         

Ma in cosa differiscono questi film dal racconto originale? Anche se si tratta di due adattamenti molto fedeli alla storia di Dickens, bisogna ammettere che in diversi passaggi troviamo delle differenze. Inevitabilmente
Il Canto di Natale di Topolino ha scelto di operare dei tagli e delle semplificazioni, trattandosi di un cortometraggio di 26 minuti destinato a un pubblico molto piccolo. Ma anche il film di Zemeckis ha scelto di discostarsi dal libro, principalmente a causa di necessità tecniche; il film nasceva negli anni d’oro del 3D e per valorizzare questa tecnica si è reso necessario modificare o aggiungere intere sequenze inesistenti nella storia originale. Vediamo nel dettaglio cosa è cambiato!

Jacob Marley

Jacob Marley

Come è noto, la storia prende avvio con l’arrivo in forma di fantasma del defunto socio di Ebenezer Scrooge, Jacob Marley. Il ruolo di Marley è fondamentale all’interno del racconto, Marley svolge un ruolo salvifico di dantesca memoria. Scrooge non lo sa ma è sul punto di morire e senza un ravvedimento la sua anima è destinata alla dannazione. Come Beatrice con Dante, anche Marley intercede per l’amico ed è grazie a lui che i tre spiriti del Natale potranno guidare Scrooge in un viaggio che lo cambierà del tutto. Marley insomma è un personaggio centrale. Ma allora perché nel cortometraggio di Topolino viene interpretato dal goffissimo Pippo? In verità la scelta è molto azzeccata. Per quanto ci possa sembrare strano, infatti, l’incontro che Ebenezer ha con il fantasma dell’amico è certamente serio, ma a tratti è anche molto divertente. Nel libro, infatti, superata la paura iniziale, Scrooge si lascia andare a un dialogo molto confidenziale con lo spettro. Del resto Jacob è pur sempre il suo vecchio amico e con lui Scrooge può prendersi delle libertà che con gli altri spiriti non avrà. Nel racconto originale in più occasioni Scrooge fa delle battute ironiche sull’amico e lo spettro gli risponde a tono. Purtroppo bisogna sfatare un mito. Chiaramente il divertentissimo sketch della caduta sul primo scalino non esiste nella storia originale, anche perché Marley non se ne va dalla porta da cui è arrivato ma vola via dalla finestra. Nel film di Zemeckis l’incontro è rappresentato in modo ancor più realistico e molto fedele al libro.

Il Fantasma del Natale Passato

Fantasma Natale Passato

Lo Spirito del Natale Passato è il primo spettro natalizio che si manifesta alla presenza di Scrooge. Tutti noi lo ricordiamo come l’adorabile Grillo Parlante di Pinocchio nella versione di Burny Mattinson. Ma perché proprio un grillo per interpretare questo personaggio? Cominciamo subito col dire che nella storia originale questo fantasma non si manifesta in forma di grillo, e neppure in sembianze che possano ricordarlo. La scelta di questo personaggio può essere legata al fatto che si tratta forse dello spirito che più infastidisce Scrooge nel corso della notte. Pur senza rimproverarlo mai (come farà ad esempio lo Spirito del Natale Presente), lo Spirito del Natale Passato lancia continuamente frecciatine al vecchio Scrooge sulle scelte sbagliate della sua vita, e in questo senso finisce per ricordare il personaggio del Grillo Parlante; Scrooge, del resto, proverà a “farlo fuori” proprio come Pinocchio con la sua “coscienza”.

Il film di Zemeckis, invece, fa una scelta radicalmente opposta, qui il Fantasma del Natale Passato si manifesta con le sembianze di una Candela dalla testa luminosa che regge uno spegnitoio sotto il braccio. Anche in questo caso bisogna precisare che nella storia originale di Dickens il fantasma non si manifesta affatto in forma di candela. E allora perché questa scelta? Nel racconto il fantasma ha una forma umana, o quasi, ma effettivamente si insiste moltissimo sulla luce che emana dalla testa, così forte e accecante che lui stesso gira (e quindi questo particolare c’è anche nel libro) con uno spegnitoio sotto il braccio.

Ma se nel libro il personaggio è descritto in forma umana, perché non rappresentarlo semplicemente fedele all’originale? Per due problemi. Il primo è che nella storia dei riadattamenti del Canto di Natale, si è sempre fatto molto affidamento sulle illustrazioni originali di John Leech della prima edizione del 1843, e proprio in questa prima edizione non ci sono illustrazioni esplicative di questo fantasma. L’unica illustrazione in cui compare il fantasma è quella in cui Scrooge tenta di annientarlo soffocando la sua luce; non c’è quindi un autorevole riferimento visivo a cui appoggiarsi. Il secondo problema è dovuto al fatto che la descrizione che Dickens fa del personaggio è molto complessa e non è facile immaginare in modo del tutto chiaro quale dovesse essere l’aspetto dello spettro. Ecco la descrizione:

Era una strana figura, come un bambino; eppure neanche tanto come un bambino, quanto come un vecchio, guardato attraverso un qualche strumento soprannaturale che lo faceva sembrare lontano dall’osservatore, e ridotto alle dimensioni di un bambino. I capelli, che gli ricadevano intorno al collo, e sulla schiena, erano bianchi, come per l’età; e tuttavia il viso non aveva una ruga e la pelle era della più rosea freschezza. Le braccia erano molto lunghe e muscolose; e anche le mani, come se la loro presa fosse di una forza fuori dal comune. Gambe e piedi, delicatamente modellati, erano nudi come gli arti superiori. Indossava una tunica di un bianco immacolato; una cintura scintillante era allacciata intorno alla vita, di una lucentezza davvero bella. In mano teneva un ramo verde di agrifoglio appena tagliato; e, in curiosa contraddizione con quel simbolo invernale, aveva l’abito ornato di fiori estivi. Ma la cosa più strana era che dalla sommità del capo sgorgava un luminosissimo getto di luce, che rendeva tutto questo visibile; e che sicuramente costituiva, nei momenti più cupi, il motivo per usare come berretto un enorme spegnitoio che ora teneva sotto il braccio. Ma persino questa, quando Scrooge si mise a guardarlo con sicurezza crescente, non era la sua qualità più strana. Infatti, come la cintura luccicava e scintillava, ora in un punto ora in un altro, e ciò che un istante prima era luminoso l’istante dopo era buio, così tutta la figura fluttuava in una instabilità di forme: essendo una cosa ora con un braccio, ora con una gamba, ora con venti gambe; essendo ora un paio di gambe senza una testa, ora una testa senza un corpo: e di queste parti in dissolvenza non restava traccia nella densa oscurità in cui si disperdevano. E nel bel mezzo della stupefazione per questo fenomeno, la figura ridiventava se stessa, distinta e chiara come prima.

Charles Dickens, Un Canto di Natale, Venezia, Marsilio, 2001, traduz. di Marisa Sestito

Un’altra differenza notevole tra i film e il racconto originale, è che in questa fase della storia si è soliti rappresentare il Fantasma del Natale Passato come colui che porta Scrooge in volo sopra la città. Per quanto suggestiva, questa immagine non è presente nel racconto. Al contrario, Scrooge non vola mai nel corso dei suoi viaggi, e cammina sempre accanto allo spettro del momento come se facesse un percorso fisico nel suo passato, presente e futuro.

Il Fantasma del Natale Presente

Fantasma Natale Presente

Se il primo dei fantasmi del Natale che appaiono a Scrooge è così sfuggente e difficile da rappresentare, al contrario il Fantasma del Natale Presente è quello che in tutti i riadattamenti resta più fedele all’originale dell’opera. Il motivo è semplice, nel libro è descritto come un gigante avvolto in una veste di pelliccia e dal capo ornato da una corona d’alloro; una rappresentazione facile da riprodurre anche in versione film.

Potendo contare su una descrizione molto chiara, quindi, entrambi i cartoni Disney hanno rappresentato il fantasma in modo abbastanza fedele, come un “gigante buono”, anche se la versione di Topolino ha preferito dargli una connotazione buffa mentre Zemeckis si è soffermato nel riprodurre in modo realistico ogni dettaglio della descrizione letteraria. C’è da fare una precisazione, però. Il gigante di
Zemeckis è diventato celebre per una sua caratteristica molto precisa
: la risata, continua e insistente. Il gigante ride delle gioie del Natale, ride come esibizione di felicità natalizia, ma ride anche davanti alle frasi inadeguate di Scrooge, ride per prenderlo in giro, e ride persino nel momento della sua dipartita. Questa caratteristica non esiste nel libro, e francamente sembra anche un’aggiunta inadeguata al personaggio. Al contrario il fantasma ideato da Dickens è piuttosto serio. Non ride mai e non è neppure troppo sprezzante nei confronti di Scrooge, e si sofferma sempre volentieri a rivelargli verità importanti sul suo tempo, criticando leggi e costumi sempre meno caritatevoli nei confronti del prossimo (tra le più celebri: la critica alle leggi che vietavano ai poveri l’uso dei forni la domenica; la propaganda positiva di disumane attività come il mulino dei forzati e gli ospizi della povertà; le teorie sociali che auspicavano la diminuzione della popolazione in eccesso). Anche il momento della morte dello spirito è del tutto diverso nel libro. Il fantasma non muore ridendo e non diventa uno scheletro. La transizione dal Natale Presente al Natale Futuro è, invece, velocissima: al rintocco della prima ora, il gigante sparisce e al suo posto si materializza uno spettro nero incappucciato.

Il Fantasma del Natale Futuro

Fantasma Natale Futuro

A dispetto della sua semplicità, l’ultimo dei fantasmi del Natale che appaiono a Scrooge è forse lo spettro che è stato più mal interpretato dai vari adattamenti cinematografici.

Nell’aspetto, il Fantasma del Natale Futuro è fedelmente rappresentato sia dal cartone di Mattinson sia dal film di Zemeckis. Del resto il suo aspetto, quello di un fantasma nero incappucciato, è talmente semplice che era di gran lunga difficile sbagliarne la rappresentazione visiva. Quello che invece risulta molto sbagliato è il temperamento che è stato dato allo spettro nelle versioni cinematografiche. Nell’adattamento di Topolino, il fantasma è interpretato dal personaggio di Pietro Gambadilegno, storico personaggio “negativo” dell’universo Disney. Già questa scelta getta un’ombra sbagliata sul personaggio e ancor più i modi di Gambadilegno ci presentano un fantasma cattivo, sadico, che gode nello spaventare Scrooge minacciandolo con il preannuncio della sua morte. Ancora peggiore è la rappresentazione che ne fa Zemeckis. Nel suo film si indugia parecchio nel voler rappresentare lo spettro come la morte e si arriva a una vera e propria esasperazione di questo spettro come personaggio negativo. E’ bene precisare questa cosa: nel racconto di Dickens il Fantasma del Natale Futuro non è la Morte. Indubbiamente la ricorda nelle sembianze e nell’atmosfera lugubre che genera con il suo silenzio e il suo atteggiamento di fatalità, ma non va mai a sostituirla. Al contrario è ben chiaro a Scrooge che anche questo fantasma, come i due precedenti, ha un intento buono di salvezza. Nulla di quello che gli viene mostrato ha un intento negativo, lo scopo non è condannare Scrooge facendolo precipitare all’inferno ma mostrargli la via della salvezza dell’anima. Nel racconto letterario Scrooge ha ben presente questo, e anche se il Fantasma del Natale Futuro è chiuso in un tetro mutismo e non parla mai, Scrooge si confida più volte con lui confessando di provare vergogna per le sue azioni e ammettendo che le visioni avute lo hanno cambiato nel profondo. Dickens narra persino che, in un momento di grande sconforto e pianto di Scrooge, la mano dell’impassibile fantasma viene presa da un piccolo tremito, quasi fosse mosso a pietà dall’uomo e volesse consolarlo. In aggiunta a queste considerazioni, si noti anche che l’intera sequenza del film di Zemeckis in cui il Fantasma del Natale Futuro rincorre Scrooge a bordo di una nera carrozza trainata da cavalli spiritati è del tutto estranea al racconto di Dickens, come anche la trasformazione di Scrooge in esserino minuscolo. Al contrario il loro percorso attraverso le immagini dei Natali futuri si svolge in modo del tutto pacato, esattamente come con gli altri spettri. Ed estranea al libro di Dickens è anche quella scena, così iconica, di entrambi i film Disney, in cui Scrooge legge il proprio nome sulla lapide del cimitero e in seguito cade nella propria tomba. La lettura del proprio nome c’è anche nella storia originale, ma a seguito di questa scoperta il protagonista si scioglie in lacrime davanti allo spettro e gli afferra la mano giurando di voler cambiare il proprio futuro. A quel punto il fantasma si trasforma in una trave del letto e Scrooge si trova di nuovo nella propria camera la mattina del giorno di Natale.

Gli ex amori di Scrooge

Che Scrooge avesse una promessa sposa è cosa nota a chi ha visto i due adattamenti Disney del racconto di Dickens, ma forse non tutti sanno che nella storia originale c’è un ulteriore approfondimento di questa vicenda. Durante il viaggio con in Fantasma del Natale Passato, infatti, a Scrooge viene mostrata la vita che ebbe la sua fidanzata dopo il suo addio. La donna ha trovato felicemente serenità dopo aver sposato un altro uomo, un uomo per bene, con il quale ha costruito una famiglia. Ed è proprio il nuovo compagno che, ridendo, racconta a lei di aver visto il suo antico promesso sposo tutto solo in ufficio intento a lavorare a pochi giorni dalla morte del socio Marley. La scena era ben presente nel film di Zemeckis, ed è visibile tra i contenuti speciali del DVD, ma è poi stata tagliata dalla versione definitiva del film.