5 curiosità sullo Studio Ghibli che solo i veri esperti conoscono

Pensate di conoscere ogni segreto dello Studio Ghibli? Scoprite se siete dei veri super-esperti!

 

C’è chi è cresciuto con i film di animazione dello studio Ghibli e c’è chi ha imparato ad amarli da adulto, sta di fatto che una volta entrati nel tunnel – probabilmente grazie ad Hayao Miyazaki , è impossibile uscirne.

Sarebbe ingiusto dire che la bellezza di questi film risieda solo nell’estetica, perché non è solo la tecnica di animazione a fare la differenza, ma anche il modo di raccontare tante storie così diverse – quello che oggi viene comunemente chiamato storytelling.

C’è però un altro fattore che contraddistingue questi film da tutti gli altri: si tratta dei messaggi socialmente rilevanti che trasmettono e che non riguardano solo il popolo giapponese, ma hanno un valore universale.

Che si tratti di una verità che riguarda il singolo individuo o la società poco importa, perché lo stile è quello che fa la differenza: i personaggi comunicano emozioni in modo poetico e delicato, spesso dietro un piccolo dettaglio c’è un grande valore, e c’è sempre un livello più profondo di lettura delle cose.

Ogni opera dello Studio Ghibli è un mondo a sé, e ognuno è pieno di riferimenti, retroscena ed easter egg affascinanti. È impossibile elencarli tutti, per questo noi oggi vogliamo raccontarvi 5 curiosità sullo Studio Ghibli che solo i veri esperti conoscono.

Buona lettura!

 

5 – Le fonti d’ispirazione per la Principessa Mononoke

Curiosità sullo Studio Ghibli: fotogramma del film che ritrae San e Moro
San e Moro, per nulla amichevoli

Princess Mononoke è un film del 1997 di Miyazaki, da molti considerato il miglior lungometraggio dello Studio Ghibli nonché il più complesso, poiché affronta temi come la guerra e la distruzione dell’ambiente in modo molto critico. Le fonte di ispirazioni sono parecchie, dato che è un’opera con diversi strati di lettura, ma andiamo con ordine.

Innanzitutto il regista rimase parecchio turbato dalle guerre scatenatesi nell’ex Jugoslavia durante gli anni 90’, proprio per questo decise di dare un tono pacifista al film, anche se la critica nei confronti dell’uomo e del suo modo di combattere autodistruttivo si ritrova anche in Nausicaä della Valle del vento (1984) e Porco Rosso (1992), che sono antecedenti.

Un’altra fonte di ispirazione per la realizzazione di Princess Mononoke pare sia stato il manga Mudmen di Daijiro Moroboshi, che parla della tribù Asaro di Papua Nuova Guinea, i cui membri sono soprannominati per l’appunto “mud men”, dato che indossano maschere di fango. Le influenze del lavoro di Moroboshi appaiono ancor più evidenti se si analizza il character design di alcuni personaggi, come San e lo Spirito della Foresta.

Dulcis in fundo, anche i western di John Ford hanno fornito alcune idee per il film, mentre la foresta magica è ispirata alla foresta Shiratani Unsuiky in Giappone.

 

4 – Miyazaki ha disegnato a mano l’acqua in Ponyo sulla scogliera

curiosità sullo Studio Ghibli: dettagli dell'acqua in Ponyo sulla scogliera, che è stata disegnata a mano da Miyazaki
Guardate i dettagli dell’acqua in “Ponyo della scogliera” e diteci se non sono perfetti!

Dietro ogni fotogramma di un qualsiasi film dello Studio Ghibli c’è una tonnellata di lavoro, ma soprattutto tanta cura maniacale: gli addetti ai lavori si trovano a dover creare una piccola un’opera d’arte e l’aneddoto che segue lo conferma.

Miyazaki, com’è noto, preferisce di gran lunga le “tradizionali” animazioni disegnata a mano, rispetto a quelle realizzate con immagini CGI, perché darebbero un tocco più umano e personale.

A conferma di ciò lo stesso autore ha disegnato da solo – e sottolineo da solo – la maggior parte delle onde e delle porzioni di mare in Ponyo sulla scogliera (2008). Considerato quanto sia fondamentale il ruolo dell’acqua nel film, il regista ha ritenuto davvero importante dare il suo contributo per realizzare la sua visione, anche sporcandosi le mani, letteralmente.

Questa non è solo una curiosità sullo Studio Ghibli, ma un grande esempio di passione e professionalità nel mondo dell’animazione.

 

3 –  Porco Rosso non doveva essere un lungometraggio

Curiosità sullo Studio Ghibli: n fotogramma di "Porco Rosso" che ritrae Marco Pagot, il protagonista del film
Gina: «Marco, tu prima o poi finirai come maiale arrosto. Io non lo voglio un funerale del genere.» Marco Pagot: «Un maiale che non vola è solo un maiale.»

Questa è una di quelle curiosità sullo Studio Ghibli che lascia esterrefatti, considerato il successo che ha avuto il film in questione.

Porco Rosso (1992) non doveva essere un lungometraggio ma un mediometraggio, ovvero un film il cui minutaggio doveva essere tra compreso tra i 30 e i 59 minuti. Inizialmente non era nemmeno previsto che fosse distribuito nelle sale, infatti veniva proiettato solo sui voli della Japan Airlines, società che investito sulla realizzazione della pellicola.

Cosa ha fatto cambiare idea al regista? Erano gli anni 90’, e come detto in precedenza, era da poco scoppiata la guerra in Jugoslavia, un evento che aveva turbato Miyazaki e lo aveva indotto a riconsiderare sia l’estensione del film, sia l’approccio ai temi trattati.

Per fortuna lo Studio Ghibli decise di supportare la visione del Maestro, che potè così sviluppare la storia già abbozzata nel manga The Age of the Flying Boat, realizzato dallo stesso Miyazaki qualche anno prima e pubblicato nel 1989.

Dopo essere stato proiettato solo su alcuni voli della Japan Airlines, Porco Rosso venne gradualmente distribuito nei cinema di tutto il mondo e sul mercato home video.

 

2 – Il protagonista de Il castello errante di Howl è diverso nel libro

Un fotogramma che ritrae Il Castello errante di Howl che si avvicina alla protagonista femminile del film, Sophie Hatter
Il castello errante di Howl tra le montagne

Il castello errante di Howl (2004), capolavoro basato sull’omonimo libro di Diana Wynne Jones, è forse uno dei film più famosi dello Studio Ghibli. Racconta una storia d’amore decisamente insolita tra Sophie Hatter, una ragazza maledetta che ha l’aspetto di un’anziana, e Howl, un misterioso e giovane mago solitario.

Il protagonista maschile nel film però è un po’ diverso da quello del libro: nella trasposizione cinematografica è un eroe di stampo byroniano, a tratti frivolo, ma anche piuttosto meditabondo, mentre nella versione cartacea è un personaggio molto più capriccioso, anche se questo non vuol dire che abbia un minor peso drammatico.

La differenza che però pesa di più, anche in questo caso, è l’aggiunta della tematica della guerra, totalmente assente nel libro, che però ha un grande impatto nella versione cinematografica di Howl.

Per concludere, ci sarebbero anche altri cambiamenti da menzionare, ma per questioni di tempo e spazio ne menzioniamo uno particolarmente significativo: nel film Howl può trasformarsi in uccello, cosa che nel libro… non esiste neanche lontanamente!

PS: se vi piacciono questo genere di curiosità, vi consigliamo di leggere il nostro articolo su tutti i libri che hanno ispirato i film dello Studio Ghibli.

 

1 – Una curiosità sullo Studio Ghibli inaspettata: le stesse creature in film diversi

Un fotogramma tratto da "Il mio vicino Totoro" dove compaiono i susuwatari, degli spiritelli presenti anche in "La città incantata"
Alzi la mano chi aveva notato che i Susuwatari compaiono in ben due film dello Studio Ghibli!

Questa curiosità sullo Studio Ghibli è semplicemente pazzesca, e richiede un livello di conoscenza da vero esperto. Anzi di più: bisogna essere un super-ultra-mega-esperto per accorgersi che le stesse creature appaiono in film diversi Studio Ghibli.

Avete mai notato che verso la fine di Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento (2010), quando la protagonista e la sua famiglia vanno in cerca di una nuova casa, c’è un procione in quella scena? Bene, fateci caso: è lo stesso che si vede in Pom Poko (1994) – non è un caso che il character design sia identico.

C’è anche un altro esempio di questo tipo: lo scoiattolo volpe che si trova vicino al robot nel giardino di Laputa – Il Castello nel Cielo (1986) era già apparso in Nausicaä della Valle del vento (1984).

E vi ricordate dei pucciosissimi Susuwatari, gli spiritelli neri che compaiono in Il mio vicino Totoro (1988)? Sono presenti anche in La città incantata (2001)!

I riferimenti che collegano i film sono comunque tantissimi e molti di più di quelli sopraelencati. Pensavate che questo giochetto lo facesse solo la Pixar? Vi sbagliate di grosso!

Nel video qui sotto, realizzato da Movie Munchies, potrete trovare molti altri easter egg presenti nei film dello Studio Ghibli.

Quante di queste curiosità sullo Studio Ghibli conoscevate?