La Bella e la Bestia: la vera storia della fiaba, prima che arrivasse la Disney

La Bella e la Bestia, intramontabile classico Disney del 1991, è basato sull’omonima fiaba europea, di cui esistono però diverse varianti. A quale di queste hanno attinto gli sceneggiatori per dare vita a uno dei più grandi capolavori Disney?

La prima versione edita della fiaba fu quella della scrittrice francese Madame Gabrielle-Suzanne Barbot de Villeneuve, nel 1740. Altre fonti suggeriscono che possa esistere una versione precedente, scritta da Giovanni Francesco Straparola nel 1550, ispirata ad una storia vera avvenuta nei pressi del Lago di Bolsena. Tuttavia, la versione della fiaba che venne presa come riferimento dagli sceneggiatori Disney fu quella scritta nel 1756 da Jeanne-Marie Leprince de Beaumont (a cui è ampiamente ispirato anche il film La Bella e la Bestia di Christophe Gans del 2014, con Vincent Cassel). Si tratta di una versione molto fedele a quella di Madame de Villeneuve, anche se più ridotta.

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A differenza dell’animazione Disney, dove Belle è figlia unica di uno strambo inventore, nella fiaba originale si parla di sei fratelli (tre ragazzi e tre ragazze) figli di un ricco mercante. La protagonista, chiamata la Bella, è ammirata da tutti per la sua grande bellezza, e passa la maggior parte del suo tempo a leggere libri. Le sue due perfide sorelle sono molto invidiose di lei. Quando il padre cade in disgrazia, la famiglia è costretta a lasciare la sua dimora in città per trasferirsi in una modesta casetta di campagna.

      

Un giorno, nel tentativo di recuperare almeno parte delle sue ricchezze, l’anziano padre si reca di nuovo in città, e chiede alle sue figlie se desiderano qualche dono; la Bella domanda per sé solo una rosa, una richiesta che si rivelerà fatale. Al ritorno infatti, l’uomo decide di riposarsi nel castello della Bestia, ma prima di partire coglie una delle rose del giardino; la Bestia, infuriata, lo costringe a tornare a casa e condurre la Bella al suo castello per avere salva la vita. Questo passaggio della fiaba, che la versione Disney ha abbandonato, è stato in parte ripreso nel live-action del 2017.

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La Bella acconsente a rimanere a palazzo, e finisce per abituarsi alla sua nuova vita, perché la Bestia fa in modo che non le manchi mai nulla. Nessuna traccia però degli aiutanti magici, indimenticabili personaggi del cartone animato; Lumière, Tockins e Mrs. Bric non sono presenti nella fiaba. E c’è un’altra differenza molto significativa: i personaggi Disney si innamorano dopo aver trascorso del tempo insieme ed essersi conosciuti meglio. Nel racconto di Madame de Beaumont invece la Bestia si manifesta alla ragazza solo a cena, ed ogni sera le chiede di diventare sua moglie, venendo ogni volta rifiutato.

 
     

Un giorno, la Bella chiede e ottiene dalla Bestia di poter tornare da suo padre per una settimana. Ma le perfide sorelle riescono a fare in modo che la ragazza ritardi la partenza, e la Bestia muore di dolore. Le lacrime d’amore della Bella però la riportano in vita, e la ritrasformano in principe. Anche nella fiaba si trova la morale ormai celebre “la vera bellezza si trova nel cuore”, ma in questo caso il passato della Bestia è molto diverso. Non si parla di un principe crudele, punito per la sua superficialità, ma solo sfortunato perché vittima di una fata cattiva che lo ha voluto trasformare in mostro. Niente rosa che appassisce dunque, ed anche il carattere della Bestia è molto diverso, mite e gentile fin da subito.

     

E le altre differenze presenti nel cartone? Alcune di queste prendono spunto da un film del 1946, intitolato proprio La Bella e la Bestia, diretto da Jean Cocteau e René Clément. Qui troviamo dettagli molto simili alla versione Disney, come lo specchio magico (presente anche nella fiaba ma di importanza marginale), che la Bestia dona a Bella prima di lasciarla andare. Ma soprattutto, uno degli antagonisti richiama molto il personaggio di Gaston: il suo nome è Splendore, ed è un ricco e arrogante amico di famiglia, che vorrebbe Bella in sposa. Quando scopre del castello della Bestia e di tutte le sue ricchezze, decide di appropriarsene, ma rimane ucciso da una freccia, e prima di morire si trasforma a sua volta in un mostro.

gaston splendore

Insomma, si tratta proprio di una “storia antica come il tempo”, come dice anche la colonna sonora. Ma che ancora dopo secoli riesce ad emozionare.

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Autore dell'articolo: Dory

Dory
REDATTRICE e GRAPHIC DESIGNER – «I mutamenti dell'animo a questo mondo sono continui». (Il Castello errante di Howl) – Diplomata al Liceo Artistico di Brera, studia Design della Comunicazione presso il Politecnico di Milano. Si interessa di animazione in tutte le sue forme, dalla stop-motion all'animazione 3D.