La recensione de Il Re Leone: siamo pronti ad accettare la CGI?

Abbiamo potuto vedere in anteprima la rivisitazione live action del capolavoro Disney “Il Re Leone”, probabilmente il film d’animazione più amato e apprezzato dai fan, e siamo rimasti esterrefatti dalla sua resa visiva. Nonostante altri tentativi ben riusciti, come Il Libro della Giungla del 2016, ci avessero già mostrato le potenzialità della CGI per ricreare la natura e la fauna, Il Re Leone è un’esperienza unica, immersiva, di un realismo strabiliante.

La scena iniziale del film, con la celebre canzone “Il cerchio della vita”, ha modo di mostrare in un solo colpo di cosa è stata capace Disney in questo live action: tutti gli animali della savana sono lì, davanti a voi in carne e ossa, e solo il fatto che recitino una parte come degli attori umani vi ricorda che non sono reali. Nonostante tutte le polemiche nate intorno al concetto di live-action usato in questo film, se ci si scollega dalla definizione tecnica, è evidente che si è davanti a una rappresentazione fotorealistica, realizzata da dei grandissimi maestri.
E allora cosa non ci ha convinto di quest’opera colossale?

Il problema sta proprio lì, nella resa visiva. Disney ha fatto della caratterizzazione degli animali il suo cavallo di battaglia per anni, facendoci amare dei personaggi che si comportavano in modo unico e espressivo, pur rappresentando un leone, un orso o una volpe. La magia della stilizzazione (che è passata dal 2D al 3D, con capolavori come Zootropolis) rendeva possibile l’assurdità di un animale parlante come Simba. Di un leone che canta una canzone, come Scar.

Nella realtà, per prima cosa, la maggior parte degli animali non ha espressività: o per lo meno non per la nostra percezione. Un vero leone ha un muso inespressivo, che non è pensato per sorridere o ridere. Per cantare o mostrare di essersi innamorato. E la stessa cosa vale ovviamente per i facoceri e i suricati: l’espressività facciale di Timon e Pumbaa è irriproducibile nella realtà, non si potrebbe rappresentare nemmeno volendo. Il film quindi scegliendo la realtà perde la capacità di realizzare dei personaggi simili a degli esseri umani, e qui nasce il problema.

Altra difficoltà, il doppiaggio: possiamo solo immaginare quanto possa essere stato complesso animare la mascella di un leone o il becco di un uccello realistici imitando il modo di parlare degli esseri umani. Nel doppiaggio italiano naturalmente, questo delicato equilibrio va talvolta a perdersi, e il parlato non riesce a seguire il labiale.

Riassumendo, il film rispetta perfettamente l’originale, ed è straordinario da vedere: ma resta la domanda, è questo il modo giusto di utilizzare questa tecnica meravigliosa? Siamo pronti a perdere la libertà espressiva dell’animazione e favorire il realismo? Se si tratta di animali non caratterizzati, abbiamo quasi raggiunto il massimo del realismo possibile. Se parliamo di veri personaggi, forse si dovrebbe provare a cercare delle vie di mezzo, un modo per rappresentare una realtà “alternativa”, dove pur utilizzando la CGI si crei un contesto in cui un leone parlante e danzante non sia più “strano”, ma magico, come una volta. Il live action di Dumbo, in questo, è stato un buon esempio. È una strada ancora lunga, ma siamo sicuri che ci arriveremo.

Autore dell'articolo: Dory

Dory
COFONDATRICE e ART DIRECTOR – «Chiunque può cucinare» (Ratatouille) – Laureata in Design della Comunicazione presso il Politecnico di Milano, animatrice e modellatrice 3D. Si interessa di animazione in tutte le sue forme, dalla stop-motion all'animazione tradizionale alla CGI.