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La realtà virtuale nell’animazione. Cosa ci riserverà il futuro?

La realtà virtuale (VR, virtual reality) è uno dei settori maggiormente in crescita per quanto riguarda l’attuale panorama tecnologico. Ma qual è il suo futuro nel campo dell’animazione? Se ne è parlato molto in occasione di View Conference 2018!

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Come afferma Kane Lee dello studio Baobab: “Noi crediamo che l’animazione e la tecnologia VR siano destinati a lavorare insieme”. Del resto l’animazione permette di creare nuovi mondi la cui esistenza sarebbe impossibile nella quotidianità mentre la realtà virtuale ci consente di non essere solo spettatori passivi di quei mondi, ma di farne parte e di vivere l’animazione come una cosa reale. La realtà virtuale è dunque un medium completamente nuovo per raccontare storie e l’esperienza immersiva che offre si differenzia sia da un videogioco sia da un film. Infatti si può avere l’empatia di un film e l’azione di un videogioco, ma allo stesso tempo si conserva la motivazione della vita vera.

Sono molteplici gli studi di animazione che si stanno avvicinando a questo nuovo modo di creare storie, fra questi, ospiti di View Conference 2018, sono stati lo studio Baobab, azienda americana di animazione VR nota per Invasion! e Google Spotlight Stories, un team di artisti e informatici che ci hanno introdotto al loro mondo di storytelling a 360° per dispositivi mobili. Entrambi ci hanno parlato di questa nuova tecnologia e di come viene applicata al mondo dell’animazione in modi nuovi e innovativi.

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Le narrazioni in VR permettono un nuovo livello di interazione fra pubblico e personaggi. L’utente non è più solo spettatore, ma svolge un ruolo attivo nella narrazione. Una delle principali caratteristiche della nuova tecnologia è la libertà di movimento, per cui lo spettatore ha la possibilità di decidere dove guardare e che cosa fare. Di conseguenza le modalità di realizzazione dell’esperienza cambiano: bisogna tenere conto di tempi variabili, in quanto ogni l’utente si interfaccia in modo diverso e con tempi diversi alla storia. Quindi “è possibile fare commedia lasciando allo spettatore il potere di decidere i tempi?”, si è chiesto Jan Pinkava, direttore creativo di Google Spotlight. Ed è il suo stesso progetto a rispondere! Piggy è infatti una narrazione a finali multipli in cui sono le scelte che compie l’utente a guidare la narrazione e a definire il percorso da seguire. I sensori del cellulare attivano l’interazione sbloccando le molteplici animazioni. Per questo ogni scelta deve essere una buona scelta, così che ogni linea narrativa che si crea sia una bella storia. Il maialino sportivo protagonista della storia reagisce solo a quello che fai e ti guarda sempre. Nella scena vediamo solo lui e una torta che il personaggio desidera ardentemente, ma che non mangerà finché tu lo guardi.

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La mancanza di tempi stabiliti diventa una vera e propria sfida anche per la gestione della musica, e non riguarda solo l’esempio di Piggy, ma può riferirsi anche ad altri lavori, come al capolavoro, sempre di Google Spotlight Stories, Back to the Moon, realizzato in onore di George Méliès. La musica è divisa in varie tracce che corrispondono ai vari eventi. Il susseguirsi delle tracce non deve però essere evidente al pubblico, ma la musica deve apparire come un unico flusso che ha lo scopo di connettere le diverse scene.

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È solitamente lo sguardo dell’utente il fattore che attiva le azioni stesse e la musica. Per questo è fondamentale includere nell’animazione comportamenti semplici, che si basino sul contatto visivo con il giocatore, per catturarne l’attenzione. Si tratta di un linguaggio di storytelling che, essendo un campo per la maggior parte inesplorato, sta ancora cercando i metodi migliori da utilizzare per guidare l’audience in modo da realizzare un’esperienza coinvolgente, interessante e con una storia emozionale che abbia un senso.

Un altro dei presupposti imprescindibili dello storytelling per la realtà virtuale è la centralità e l’importanza che la storia e i personaggi assumono. Infatti per lo Studio Baobab l’interattività deve sempre servire la storia e mai il contrario. Devono essere la storia e i personaggi a coinvolgere l’utente e a portarlo ad agire, attivando l’interazione. Questo ce lo dimostra uno degli ultimi progetti presentati dallo studio quest’anno, Crow: the legend, una leggenda basata su una storia nativa americana, nata per trasmettere valori e spiegare l’origine dell’universo. La storia parla della diversità e del sacrificio personale. Racconta di Crow, il protagonista che deve sacrificare tutto quello che crede lo renda speciale per poter riportare il calore sulla terra, colpita per la prima volta dal cambio delle stagioni e dal freddo dell’inverno.

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Le diverse esperienze in VR sono guidate dai personaggi. Quando si fa parte della storia come nella realtà virtuale, quando si è davvero immersi in un altro mondo, i personaggi sono consapevoli della nostra presenza ed è possibile aiutarli davvero. Ci si sente responsabili per loro e finalmente non c’è più niente che blocca il nostro agire. In questo modo il coinvolgimento è massimo e l’esperienza diventa sempre più realistica.

Per il mondo dell’animazione questo livello di immersione rappresenta una grande opportunità di sviluppo, e con i presupposti mostratici dagli ospiti della conferenza, siamo sempre più interessati a continuare a seguire il progresso di questa tecnologia nell’animazione e vedere che livello di partecipazione alle storie si riuscirà a raggiungere.

Allegra Colombo

 

Autore dell'articolo: Redazione

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