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Il Laboratorio di Dexter e le origini di Cartoon Network

Al momento, non c’è dubbio che Cartoon Network sia il re della televisione animata di tutte le età. Con Adventure Time, che è diventato un fenomeno culturale contrastato nel suo ambito solo da SpongeBob Squarepants e da altre serie eccezionali (Steven Universe, The Amazing World of Gumball) che danno spessore alla programmazione, CN è stato non solo il canale di cartoni animati con maggior successo degli ultimi anni, ma anche uno dei canali di maggior successo in assoluto. Nel 2015 ha mostrato la più forte crescita di audience di qualsiasi rete via cavo nel settore demografico 18-49, arrivando per la prima volta al top anche nella fascia 6-11. 

Questa settimana dedicata alle origini di Cartoon Network ci fornisce l’occasione ideale per guardare indietro a un’epoca in cui il futuro del canale era incerto e ricordare il suo primo classico: Il Laboratorio di Dexter. Una serie che è diventata un modello per la sua scrittura intelligente, i riferimenti alla cultura pop e i personaggi iconici che hanno da sempre contraddistinto Cartoon Network.

Quando sono stati acquistati da CN a metà degli anni ’90, gli Hanna-Barbera Studios erano in un momento di grande crisi. Dopo l’uscita dei Puffi nel 1990 non erano più riusciti a produrre serie di successo ed erano rimasti molto indietro rispetto a concorrenti come Nickelodeon, Warner Bros. Animation e Disney. Questo fu il periodo d’oro di Animaniacs, Ren e Stimpy, Rocko’s Modern Life e altri campioni del rinascimento dell’animazione dell’epoca, mentre Hanna-Barbera non aveva nulla di nuovo da offrire; per estensione, la neonata Cartoon Network non aveva praticamente niente di eccitante da trasmettere, a parte repliche di vecchi classici come i Looney Tunes, Tom e Jerry e Scooby-Doo.

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Tutto questo cambiò nel 1995, quando, sotto la guida di Fred Seibert, Hanna-Barbera sguinzagliò una raffica di 48 cortometraggi animati in una serie chiamata “What a Cartoon!. Con un ritorno al passato dell’età d’oro dell’animazione, la serie fu essenzialmente un incubatore per cartoni animati di impronta autoriale offrendo agli stessi animatori un enorme controllo (inclusi i diritti dei loro personaggi): il risultato fu che un numero esorbitante di nuove idee vennero sottoposte per ottenere l’ambita posizione nel programma. E se What a Cartoon! rappresentava un passo in avanti per Cartoon Network, la sua funzione più importante fu senz’altro quella di servire da piattaforma per le puntate pilota e infatti, con l’eccezione di Ed, Edd ed Eddy e Leone il cane fifone, tutti i “Cartoon Cartoons” che andarono poi a formare la lineup classica di CN degli ultimi anni ’90 e dei primi anni ’00 iniziarono con What a Cartoon!. Il Laboratorio di Dexter vinse un voto popolare tra i primi 16 corti che andarono in onda, e venne dunque concesso il via libera per lo sviluppo di una serie completa. Il creatore Genndy Tartakovsky assemblò il suo cast e la sua troupe, e la serie fu trasmessa per la prima volta il 28 aprile 1996, e il resto, come si suol dire, è storia.

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Anche se Il Laboratorio di Dexter non fu una serie animata rivoluzionaria, sarebbe stata comunque cruciale per la storia moderna dei cartoni animati anche solo per il suo giovane team creativo. Tartakovsky sarebbe stato poi l’autore di Samurai Jack e Star Wars: The Clone Wars. Tra i suoi luogotenenti c’erano Craig McCracken, Butch Hartman e Seth MacFarlane, che hanno iniziato la loro carriera in televisione su Dexter per poi creare delle serie iconiche: Le Superchicche, I Fantagenitori e, naturalmente, I GriffinCon un team così talentuoso sembra naturale che Il Laboratorio di Dexter abbia avuto così tanto successo. Ma il suo retaggio duraturo, a ben vedere, deriva dal fatto di avere avuto un piede nel passato e uno nel futuro della televisione d’animazione.

In termini di stile e atmosfera, Il Laboratorio di Dexter ha radici profonde nei classici cortometraggi animati degli ultimi anni ’40 e ’50. Il design semplicistico di Dexter stesso, di sua sorella Dee Dee e della maggior parte degli altri personaggi della serie non tentava nemmeno di approssimare figure umane realistiche, una differenza radicale rispetto a ciò che Disney stava facendo in quel momento e molto più vicina all’estetica utilizzata dai vecchi cartoni Hanna-Barbera e UPA (che includevano personaggi come Mr. Magoo e George McBoing Boing). In combinazione con il formato breve della serie – la maggior parte dei segmenti aveva una durata di circa sette minuti – Dexter era quasi un fumetto, e in quanto tale era fortemente dipendente dalle gag, dagli effetti sonori e dall’umorismo slapstick. E riuscì a fare tutto ciò in modo magnifico.

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Prendiamo, ad esempio, uno degli episodi principali, “Omelette al formaggio“, da cui deriva la battuta forse più citabile dell’intera serie: “Omelette du fromage”. Questa frase è così citabile perché è praticamente l’unica cosa che Dexter dice per l’intera puntata, per colpa di un tentativo fallito di imparare il francese durante il sonno che lo rende letteralmente incapace di formare altre parole. È una semplice gag che rimane fresca nei sette minuti dell’episodio, e porta ad alcuni momenti tipicamente assurdi: Dexter firma un contratto discografico, Dexter riceve l’attenzione delle ragazze più belle, Dexter incontra i leader mondiali, ecc. Naturalmente, l’unica cosa che Dexter non può più fare è entrare nel suo laboratorio, dal momento che la password è “Star Wars” e il laboratorio gli esplode in faccia. Questa combinazione di narrazione efficace, umorismo vecchio stile e un finale esplosivo era il genere di cose che non erano state fatte bene in quasi mezzo secolo prima che Il laboratorio di Dexter le facesse rivivere.

La madre e il padre senza nome di Dexter sono poi una perfetta dimostrazione di come la serie sia anche una parodia della tipica famiglia da sitcom di quegli anni. In apparenza, ricoprivano ruoli tradizionali: il padre era sempre vestito con una camicia e cravatta bianca, indossando spesso un cappello per lavorare, in tipico stile anni ‘50, mentre la madre era vestita con indumenti da cucina, compresi guanti di gomma e grembiule. In effetti, la decisione di Tartakovsky di non nominare nessuno garantiva che fossero più o meno archetipi invece che personaggi reali. Ma in pratica non erano altro che la tipica coppia di sposi degli anni Cinquanta, con il padre che spesso faceva il buffone e la madre che esercitava un forte controllo su di lui.

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Questo set-up permetteva alla serie di essere piena di allusioni che solo un adulto può cogliere e di riferimenti alla cultura pop che resero Il Laboratorio di Dexter divertente per i grandi tanto quanto lo era per i bambini. Per un canale che dipendeva anche dal sostegno dei genitori – per non parlare di quello degli studenti universitari strafatti – un tale equilibrio era cruciale.

Al suo centro, tuttavia, la serie era costruita intorno al rapporto tra Dexter e Dee Dee: una relazione che creò un precedente per lo sviluppo dei personaggi futuri di Cartoon Network. Per la maggior parte del tempo fratello e sorella sono antagonisti, con Dee Dee che distrugge ripetutamente il laboratorio di Dexter e Dexter che inveisce costantemente contro la sua stupidità. A volte, il trattamento riservato a lei è più che misogino – nel primo episodio la chiama “stupida donna” più di una volta – ma ogni situazione in cui Dexter insulta Dee Dee termina in modo orribile per il ragazzo-genio, e il suo sessismo (che sarebbe stato comune negli anni ’50) si dimostra indicativo della sua mancanza di conoscenza del mondo reale. Dexter non è mai stato un personaggio intrinsecamente minaccioso, e quindi non lo abbiamo mai odiato, ma è stato sempre divertente vederlo fallire e sfogare con rabbia le sue frustrazioni.

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Dato che Il Laboratorio di Dexter non ha mai adottato un formato seriale, la relazione tra Dexter e Dee Dee poteva svilupparsi solo fino a un certo punto, ma la capacità di Tartakovsky di spingersi fin dove ne ebbe la possibilità fornì un modello per le serie originali di Cartoon Network che sarebbero seguite. Le Superchicche, per esempio, non avrebbero mai avuto un impatto culturale così ampio se le loro sequenze d’azione mozzafiato e la loro pura gioia di vivere non fossero state eguagliate dalla profondità di Lolly, Dolly e Molly. Lo stesso vale per Ed, Edd ed Eddy. E anche se i cartoni animati di oggi come Adventure Time e Steven Universe non assomigliano ai Cartoon Cartoons che li hanno preceduti, la loro notevole capacità di raccontare una storia nella cornice di un episodio di 11 minuti ha le sue radici in serie come Il Laboratorio di Dexter. Prima dell’avvento di Dexter, nessuna serie aveva catturato in modo così efficace sia la commedia del cortometraggio animato sia la potenzialità narrativa di serie animate più lunghe.

Il Laboratorio di Dexter si concluse nel 2003 anche se Genndy Tartakovsky non era stato coinvolto dal 1999, poiché il suo interesse si era rivolto prima a Samurai Jack e poi a Star Wars: Clone Wars. Ma nelle sue quattro stagioni ha generato alcuni dei personaggi dei cartoni animati più riconoscibili sin dall’età d’oro dell’animazione, e ha fornito a Cartoon Network lo slancio necessario per diventare una potenza del mondo dell’animazione, definendo ciò che un cortometraggio animato poteva essere e fare: senza dubbio l’esperimento di Dexter di maggior successo.

Autore dell'articolo: Mr. Fox

Mr. Fox
REDATTORE – «Il futuro non è una linea dritta, ma è piena di incroci. Deve esserci un futuro che possiamo scegliere da soli». (Akira) – Nato a Varese, si laurea in Lettere Moderne a Milano e poi a Bologna in Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Appassionato di cinema, navigatore incallito e divoratore di serie TV. Tra le sue animazioni preferite "Rick and Morty" e "Bojack Horseman".