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Gatta Cenerentola è un capolavoro italiano a 360°

Se vi dico “Cenerentola” qual è la prima cosa che vi viene in mente? Molto probabilmente il film dell Disney del 1950, che ha contribuito a cementare nell’immaginario collettivo la principessa della fiaba di Charles Perrault. La ragazza – il cui sogno più grande era di sposare un uomo bello e ricco – era una personaggio considerato piatto e unidimensionale persino a quei tempi (e parliamo degli anni ‘50). Una storia che ci spiega come una donna possa uscire dal suo stato di sottomissione unicamente affidandosi alla magia e al fantomatico amore del principe azzurro. E se vi dicessi che nella versione originale l’eroina uccide la matrigna chiudendo violentemente il coperchio di una grossa cassapanca sulla sua testa e spezzandole il collo? E che questa versione della fiaba – quella originale, che risale al 1634 – è contenuta ne Lo cunto de li cunti dello scrittore napoletano Giambattista Basile? Dimenticate tutto ciò che pensate di sapere sulla storia di Cenerentola.

Già Roberto De Simone, nel 1976, aveva ripreso questa versione in una sua famosa opera teatrale, nella quale la città di Napoli diventava la vera protagonista del racconto. Ecco, questo è l’obiettivo a cui Alessandro Rak, Ivan Cappiello, Marino Guarnieri, Dario Sansone, Luciano Stella e la Mad Entertainment puntavano con Gatta Cenerentola: raccontare una storia dove è la stessa Napoli – anche se mai realmente presente nel film – ad essere raccontata in tutte le sue contraddizioni, dove l’arte, la bellezza e l’ottimismo restano infangate nella negatività e nella criminalità. Dopo quel piccolo capolavoro che è L’arte della felicità, i registi tornano a confrontarsi con il medium animato. Una scelta artistica e stilistica prima di tutto. L’ambizione e il coraggio che stanno dietro a questo progetto hanno consentito ai registi di portare alla luce qualcosa di praticamente mai visto: l’adattamento della fiaba della gatta Cenerentola in chiave fantascientifica. La sintesi perfetta tra tradizione e innovazione, tra passato e futuro.

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In questo senso Napoli diventa il palcoscenico perfetto per questa lotta tra anime in contraddizione. Da una parte c’è Vittorio Basile, un ricco armatore e scienziato proprietario della Megaride, un’enorme nave tecnologicamente avanzata in grado di registrare qualsiasi cosa accada al suo interno e di riprodurla sotto forma di ologrammi; la sua idea è di trasformare il porto di Napoli in un grande polo tecnologico e la Megaride in una specie di archivio digitale che mantenga memoria di chiunque vi metta piede. Ottimista e ambizioso, rappresenta l’anima positiva della città, la speranza in un futuro luminoso. Ma dall’altra parte c’è Salvatore Lo Giusto, detto O’ Re, – doppiato magistralmente da Massimiliano Gallo – uomo di spettacolo, narcotrafficante e amante segreto di Angelica (Maria Pia Calzone), con la quale progetta l’assassinio di Basile, a cui lei è promessa sposa. E forse sono proprio loro i due veri protagonisti della storia: O’ Re è l’uomo forte, manipolatore e abusivo, egoista ed egocentrico, il lato oscuro della criminalità organizzata, l’antitesi del principe azzurro; Angelica è invece un personaggio complesso e struggente, incatenata dall’amore per Lo Giusto, che la porta a seguirlo fino alle estreme conseguenze.

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E in mezzo? La piccola Mia, la gatta Cenerentola, figlia di Basile e costretta a crescere insieme ad Angelica e alle sue sei figlie. Spettatrice in balia degli eventi è un personaggio delicato e sfuggente. Ma se Lo Giusto è il villain per eccellenza – come non se ne vedevano da tempo nel cinema italiano -, l’eroe è senza dubbio Primo Gemito (Alessandro Gassmann), il capo della sicurezza di Basile a cui era affidata la piccola Mia, diventato poi poliziotto sotto copertura. Riuscire a incastrare O’ Re per lui è una questione personale: da sempre affezionato a Mia, è deciso a salvarla dal suo destino infelice. Sono poi i tanti personaggi minori – le sorellastre, il commissario, il contabile di Lo Giusto, i trafficanti internazionali, i musicisti – che contribuiscono a creare il mondo di suggestioni che rendono questo film così ricco. Personaggi tragici, fiabeschi, cartooneschi, che sono però veicoli di emozioni reali. Emozioni che costituiscono il nucleo della pellicola, intorno al quale viene creata un’atmosfera malinconica e raffinata, anche grazie a un’eccellete sceneggiatura.

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E poi la musica, così fondamentale nella cultura napoletana, che è un accompagnamento perenne e avvolgente, in perfetta sintonia con il dramma di De Simone: la colonna sonora è coinvolgente, tragica, ironica e costituisce una parte essenziale del film. Da citare almeno ‘Na bella vita, Napule Dove siamo (tutte disponibili su Spotify). Ma Gatta Cenerentola è prima di tutto un film di animazione: la tecnica utilizzata non cerca di imitare la compagine americana della Pixar o della Disney, ma è sorprendentemente originale e intrinsecamente legata alla trama del film. Il 2D e il 3D si mischiano in un risultato che resta a metà tra la grafica di un videogame e un dipinto ad acquerello. E’ una narrazione visiva perfetta per rappresentare gli ologrammi prodotti dalla nave, i fantasmi che ci accompagnano per tutto il film. La Megaride poi sembra un misto tra il Titanic e la Rapture di Bioshock sia a livello stilistico che simbolico: una promessa di un futuro utopico naufragato negli errori e nelle peggiori pulsioni dell’uomo.

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Insomma, per concludere, la ricchezza visiva, musicale, narrativa, tematica ed emotiva di Gatta Cenerentola porta un’ondata di freschezza e innovazione sia nel cinema italiano che in quello di animazione internazionale.

 

Autore dell'articolo: Simone

Simone
REDATTORE – «Il futuro non è una linea dritta, ma è piena di incroci. Deve esserci un futuro che possiamo scegliere da soli». (Akira) – Nato a Varese, si laurea in Lettere Moderne a Milano e poi a Bologna in Cinema, Televisione e Produzione multimediale. Appassionato di cinema, navigatore incallito e divoratore di serie TV. Tra le sue animazioni preferite "Rick and Morty" e "Bojack Horseman".