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Cos’è successo ai Premi Oscar?

Gennaio è arrivato, e gennaio significa una cosa sola: i Premi Oscar si avvicinano sempre di più.

Noi di Mellow, come sicuramente molti di voi, ci siamo appostati trepidanti, pronti a scoprire quali opere si sarebbero contese il titolo di Miglior Film d’Animazione. E una volta rivelate, non nascondiamo di aver sentito una punta di delusione, mista a perplessità.

Ricordiamo i titoli di quest’anno:

  • Baby Boss (The Boss Baby), regia di Tom McGrath
  • The Breadwinner, regia di Nora Twomey
  • Coco, regia di Lee Unkrich e Adrian Molina
  • Ferdinand, regia di Carlos Saldanha
  • Loving Vincent, regia di Dorota Kobiela e Hugh Welchman

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Come è possibile che opere come Baby Boss e Ferdinand siano poste sullo stesso piano di The Breadwinner, Coco e Loving Vincent? E al tempo stesso, superiori a Gatta Cenerentola, La forma della voce, In questo angolo di mondo?

Con ciò non si vuole certo dire che siano dei disastri, ma è difficile affermare che lascino lo stesso senso di fascino e la stessa stretta al cuore degli altri, senza contare la mancanza di peculiarità dal punto di vista tecnico.

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In realtà, queste nomination non sono state una reale sorpresa: il timore che sarebbe successa una cosa del genere aveva iniziato a mettere radici nel momento in cui il regolamento era stato modificato. Per la prima volta dal 2002 a scegliere i migliori film d’animazione non sono stati esclusivamente specialisti del settore, bensì l’invito a partecipare alla giuria è stato esteso a tutta l’Academy. Una modifica importante, che, come aveva ricordato il ricercatore Sam Summers in un articolo di Vox, può essere stata determinante: a causa di ciò i film realizzati da case straniere o di piccolo budget (e quindi meno conosciuti dal grande pubblico) hanno maggiore probabilità di venire ulteriormente surclassati dalle grandi produzioni.

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È una questione su cui si è soffermato anche il giornalista Amid Amidi in un’inchiesta per Cartoon Brew. Le conclusioni a cui è giunto non lasciano indifferenti.

Innanzitutto Amidi conferma la nostra perplessità, mostrando che Baby Boss e Ferdinand non siano citati nella lista degli 11 film meglio recensiti tra i 26 in gara (lista in cui Coco è solo sesto e The Breadwinner ottavo).

BEST REVIEWED FEATURE ANIMATION OSCAR CONTENDERS
Big Bad Fox &…Tales—100%
Birdboy: The Forgotten Children—100
Girl without Hands—100
Window Horses—100
In This Corner…World—98
Coco—97
Ethel & Ernest—97
Breadwinner—92
Lego Batman—91
Mary & the Witch’s Flower—91
A Silent Voice—91

Successivamente riporta le parole di un membro dell’Academy, secondo il quale il problema non risiede tanto nella modifica del regolamento, quanto nel nuovo sistema di votazione preferenziale. “Ad ogni membro”, riporta Amidi, “è stato assegnato un certo numero di film da visionare (inferiore a 10 sui 26 in gara) e successivamente catalogare in una top five personale. Ma è qui che le cose si complicano. In aggiunta a questi film, i membri dovevano scegliere altri 4 film d’animazione ed includerli nella lista. Provate a pensare, i membri dell’Academy dovevano già guardare quasi 10 film, forse avrebbero preferito non averne altri 4. Ciò significa che c’è una buona probabilità che abbiano scelto distribuzioni commerciali di massa, dando un vantaggio alle grandi case di produzione.”

Tutti li hanno visti, i bambini si sono divertiti, hanno fatto un mucchio di pubblicità… ed ecco che Baby Boss supera La forma della voce.

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La stessa critica viene rivolta alla categoria dei cortometraggi, Amidi afferma addirittura che “è difficile prendere sul serio questa categoria quando un capolavoro come Nighthawk di Špela Čadež non arriva nemmeno alla top 10, mentre filmetti mediocri come In a Heartbeat e Life Smartphone ce la fanno.” Accusa inoltre i membri dell’Academy di avere gravi lacune sulla realizzazione di film animati e dubita della loro effettiva capacità di riconoscere un buon film.

Qui i candidati per il premio di Miglior Cortometraggio d’Animazione:

  • Dear Basketball, regia di Glen Keane e Kobe Bryant
  • Garden Party, regia di Victor Caire e Gabriel Grapperon
  • Lou, regia di Dave Mullins e Dana Murray
  • Negative Space, regia di Max Portner e Ru Kuwahata
  • Revolting Rhymes, regia di Jakob Schuh e Jan Lachauer

 

E a fronte di tutto questo ancora un interrogativo resta senza risposta: perché creare delle regole che sembra mirino a sabotare i film di nicchia? Gli Academy Awards esistono perché siano una guida, un esempio dell’eccellenza dell’audiovisivo. Se anche qui ci si lascia sviare dalla popolarità, e se invece di guidare si segue la massa, come si potrà riconoscere il valore del Premio Oscar?

 

Autore dell'articolo: Giulia

Giulia
«Devi impugnare la spada nel cuore! Ce l’hai una spada nel cuore vero? La spada nel cuore è una cosa fondamentale, quella che abbiamo qui! Che abbiamo qui!» (The Boy and the Beast) – Nata per caso a Milano nel 1995, cresce a Sarzana (La Spezia) e nel 2006 si trasferisce a Parma. Si laurea al DAMS di Bologna nel novembre del 2017. Amante dei libri e della lettura, compie il suo primo tentativo di scrittura a 11 anni: da allora non ha più smesso. Scrive racconti, monologhi teatrali, idee, fino a scoprire nell’animazione il mezzo migliore per raccontare le sue storie. Tra le sue animazioni preferite "The Book of Life", "Jack e la Meccanica del Cuore" e l’anime introspettivo "Ergo Proxy".