Coda

Coda, vita tra amore e morte nel cortometraggio di Alan Holly

Vittima di un incidente stradale, un’anima si ritrova a percorrere smarrita le strade di una policroma città tentando invano di sfuggire alla Morte. Trovato apparentemente rifugio in un parco, l’anima sarà costretta infine a far fronte alla Morte ovvero all’inevitabile accettazione della stessa.

Diplomato a Dublino e ormai veterano del cinema d’animazione, Alan Holly fonda nel 2010 And Maps And Plans, uno studio creativo composto da animatori freelance con sede nel cuore di Dublino con il quale realizza, nel medesimo anno, un primo videoclip musicale per la cantante Jennifer Evans, Scattered.
Prodotto nel 2014 grazie ai notevoli finanziamenti rilasciati da Frameworks Animation Scheme dell’Irish Film Board, sarà tuttavia il cortometraggio Coda a portare alla ribalta il nome del giovane regista irlandese, passando in rassegna tra i festival internazionali più rinomati (tra cui il nostrano Milano Film Festival), ricevendo doverosi riconoscimenti (come il premio Best Animated Short Film al SXSW) e approdando infine all’interno della shortlist dei cortometraggi candidati al premio Best Animated Short Film degli Academy Awards 2015.

Coda

Da un punto di vista prettamente visivo siamo ad un ritorno della tecnica 2D nella sua forma più organica ed esplosiva, nei colori emozionali quanto nella potente colonna sonora realizzata da Shane Holly.
Concettualmente il progetto nasce da due semplici immagini: quella di un bambino partorito nel vuoto oscuro e quella di un’anima smarrita sullo sfondo di una caotica città irlandese, Dublino.
Il filo conduttore che permette di connettere queste due immagini è il soggetto delle esperienze post-mortem con la tradizionale analessi (lo scorrere in forma di flashback di momenti della vita passata) e l’autoscopia che porta l’anima a sopraelevarsi rispetto al corpo e alla materia. Ma diversamente dalla Morte de Il settimo sigillo (1957, Ingmar Bergman) la creatura di Alan Holly risulta forse più ispirato alla produzione di Hayao Miyazaki conferendo inoltre alla figura onnipotente della Morte non le classiche connotazioni divine e/o paterne fonte di terrore, quanto le sfumature di una Morte consolatrice e materna (doppiata da Orla Fitzgerald).

Al di là della mise en scène, Alan Holly si spinge oltre coltivando una riflessione sul senso della morte e, ancor prima, sull’amore di una misera quanto tragica vita.

Ulteriori illustrazioni e progetti personali di Alan Holly sono visionabili sulle pagine:
Vimeo
Sito Ufficiale
Sito Personale
Instagram

 

Alex Zambernardi

Autore dell'articolo: Redazione

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