Coco: un viaggio oltre la musica

Realizzato in occasione del Festival Internazionale del Film di Morelia, Messico, Coco ha ottenuto un successo che la Pixar non vedeva da cinque anni, accumulando in patria la cifra di 71.2 milioni di dollari e 153 milioni nel mercato internazionale. Un successo di cui la Pixar aveva davvero bisogno.

Mettiamo però da parte le questioni da botteghino e concentriamoci sul film.

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IL FILM – Prima di essere una storia sulla musica, Coco è una favola che affonda le radici nella ricorrenza messicana del Dìa de los Muertos, un giorno magico in cui le famiglie celebrano il ritorno dei cari defunti, decorando le loro tombe e offrendo loro doni. Miguel è un ragazzino vivace e con un sogno: diventare un cantate come il famosissimo Ernesto De La Cruz. Un sogno, purtroppo, irrealizzabile.

Nella sua famiglia infatti la musica è bandita da generazioni, in quanto il padre dell’anziana Mama Coco, bisnonna di Miguel, l’abbandonò proprio per seguire il suo sogno di cantare per il mondo, senza mai far ritorno. Miguel però non intende rinunciare e, per colpa o per fortuna, della sua determinazione si ritroverà catapultato nel mondo dei morti. Reo della colpa di aver rubato la chitarra di Ernesto De La Cruz dalla sua tomba resterà bloccato nell’Aldilà finché un suo parente non gli concederà la sua benedizione. Ciò però dovrà avvenire prima dell’alba, altrimenti il ragazzino diventerà uno scheletro, per sempre.

La ricerca di Miguel parte da qui, un viaggio verso la sua salvezza e sé stesso, in cui sarà arduo determinare chi siano gli amici e dove si annidino i nemici. Un viaggio che, come suggerisce il trailer, lo accompagnerà anche verso le origini della sua famiglia.

Una storia che porta soprattutto a riflettere: per capire dove vuoi arrivare devi innanzitutto sapere da dove vieni. È sulle identità infatti che ruota la sotto-trama di Coco: del buffo Hector, il defunto rinnegato che aiuta Miguel nella sua avventura, dello stesso Ernesto De La Cruz, persino del cane di Miguel, significativamente denominato “Dante”. Scoprire i misteri che si celano dietro di esse farà aprire gli occhi non solo al protagonista. Mentre Miguel comprende l’importanza della famiglia, i suoi parenti imparano a rispettare i suoi sogni: il vero nemico non è la musica, ma dimenticare le proprie origini.

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SOMIGLIANZE CON THE BOOK OF LIFE – Per quanto Coco sia una bella storia, ha molte, forse troppe, rassomiglianze con un altro film distribuito dalla 20th Century Fox nel 2014: The Book of Life, conosciuto in Italia come Il Libro della Vita e prodotto da Guillermo del Toro. Sono molti i fan che hanno accusato Coco di aver copiato non solo molti elementi diegetici, ma anche visivi e stilistici. Sinceramente, avendo visto entrambe le produzioni, è una questione che è saltata all’occhio anche a me.

Entrambe le vicende ruotano attorno al Dìa de los Muertos, a cui si è già accennato; i protagonisti non solo affrontano un viaggio nell’aldilà, ma hanno in comune il desiderio di diventare musicisti trovandosi contro la famiglia (di toreri da un lato e di calzolai dall’altro); infine, in entrambe le storie il tema del ricordo è centrale, poiché, secondo la tradizione messicana, se un defunto viene dimenticato dai vivi va incontro ad una seconda morte, svanendo dal felice mondo di coloro che sono ancora ricordati. Stilisticamente parlando, in entrambi i film i defunti sono rappresentati come scheletri ed i Mondi dei Morti presentano analoghe caratteristiche: sono variopinti, gioiosi, pieni di meraviglie e di festa, soprattutto nel Dìa de los Muertos.

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CONCLUSIONE – Le analogie qui sottolineate potrebbero effettivamente far dubitare riguardo l’originalità di Coco, tuttavia con ciò non si intende dire che esso non sia un ottimo film. Il messaggio che vuole comunicare all’audience è vero e profondo, circondati dalle atmosfere create dalla colonna sonora non si può rimanere indifferenti davanti alla vicenda di Miguel: che si tratti di un bambino o di un adulto, lo spettatore vede il mondo attraverso i suoi occhi, gioisce e soffre con lui, resta sorpreso nei momenti in cui la verità viene a galla e si commuove quando lui piange.

È un film che lascia dentro un senso di tenerezza simile all’abbraccio di una madre. Una storia che suscita domande e che conduce dolcemente verso le risposte, in primis, verso il vero significato del suo titolo. Perché Coco, quando il protagonista sia chiama Miguel?

 

 

Autore dell'articolo: Giulia

Giulia
«Devi impugnare la spada nel cuore! Ce l’hai una spada nel cuore vero? La spada nel cuore è una cosa fondamentale, quella che abbiamo qui! Che abbiamo qui!» (The Boy and the Beast) – Nata per caso a Milano nel 1995, cresce a Sarzana (La Spezia) e nel 2006 si trasferisce a Parma. Si laurea al DAMS di Bologna nel novembre del 2017. Amante dei libri e della lettura, compie il suo primo tentativo di scrittura a 11 anni: da allora non ha più smesso. Scrive racconti, monologhi teatrali, idee, fino a scoprire nell’animazione il mezzo migliore per raccontare le sue storie. Tra le sue animazioni preferite "The Book of Life", "Jack e la Meccanica del Cuore" e l’anime introspettivo "Ergo Proxy".