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Da Anastasia al suo nuovo progetto: intervista a Gary Goldman

Una carriera in Disney, poi uno studio indipendente con Don Bluth, e ora un nuovo progetto a 73 anni. Gary Goldman è un artista che non ha bisogno di presentazioni! Lo abbiamo intervistato in occasione del Cartoons on the Bay e ci ha raccontato della sua straordinaria carriera, dagli esordi come in-betweener di  Robin Hood al suo indimenticabile capolavoro Anastasia

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Era il 1997 quando usciva in sala uno dei film più importanti del cinema d’animazione, Anastasia. Che effetto le fa ripensare ora a quel capolavoro?

Anastasia è forse il mio film preferito, perché è in grado di emozionarmi ogni volta che lo rivedo. E l’emozione è una componente fondamentale nel nostro lavoro. Quello che intendo come film di successo non è solo un film che sa far ridere gli spettatori, ma che sa anche farli piangere. E ci sono innumerevoli scene che mi emozionano sempre di Anastasia, anche se la mia preferita resta quella finale in cui Dimitri rifiuta il denaro che gli viene offerto ed esce di scena senza dare spiegazioni. Avrebbe potuto accettare la ricompensa, o rivelare alla donna che amava di essere lui il vero artefice della sua felicità. Ma non fa nulla di tutto questo perché tiene ad Anastasia più che a se stesso. Esce di scena da vero signore, portandosi dietro solo amarezza. 

Ma Anastasia è stato un grande lavoro anche dal punto di vista tecnico, abbiamo sfruttato molto le potenzialità che ci arrivavano per la prima volta dal computer. Un’altra delle mie scene preferite è sicuramente quella della canzone di San Pietroburgo. Si tratta di una vera e propria sequenza da musical, ed è stato possibile far muovere tutti quei personaggi tramite il computer, senza sarebbe stato complicato.

 

Lei è stato anche produttore di Fievel sbarca in America. Cosa ricorda con più affetto di quel lavoro?

Fievel era una storia molto legata al concetto della separazione, della distanza. E’ una storia che fa presa perché la separazione è una condizione che presto o tardi viviamo tutti. Prima o poi siamo per forza costretti a separarci dai nostri genitori, o dai nostri figli. Io stesso l’ho provato in prima persona con i miei figli. Ma Fievel era anche una storia di speranza.

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Quanto sente di aver dato all’animazione americana ed europea?

Porto sempre dentro di me questo pensiero: quando io e Don Bluth ci trasferimmo a Dublino negli anni ’80, e nacque la Sullivan Bluth Studios e poi la Don Bluth Entertainment, in Irlanda non esisteva nessuno studio di animazione. Oggi invece la sua industria dell’animazione è viva e in grado di farsi notare da tutto il mondo.

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Com’è nata la sua passione per l’animazione? E quando ha capito che sarebbe stata la sua vita?

Sono sempre stato appassionato di disegno fin da ragazzino e a 13 anni, grazie a un amico di famiglia, ho scoperto che la mia passione poteva essere anche un lavoro. Ma da adolescente mi sono distratto dal mio proposito, ero molto più interessato a macchine e ragazze, e poi mi sono arruolato nell’esercito. Ho ripreso il disegno solo dopo tempo, quando mi sono iscritto all’università delle Hawaii, ed ero già sposato con figli. Lì ho imparato molto e alla fine di quell’esperienza avevo un grande portfolio che mi ha permesso di bussare alla porta di vari giornali. Il colloquio con Disney l’ho fatto al terzo piano, di fronte allo studio di Walt Disney. Poi quando sono entrato a far parte del team dei disegnatori ho lavorato con i “Nine Old Men” (il nome con cui vengono ricordati i nove animatori storici della Walt Disney: Les Clark, Ollie Johnston, Frank Thomas, Woolie Reitherman, John Lounsbery, Eric Larson, Ward Kimball, Milt Kahl e Marc Davis n.d.r.) e ho conosciuto Don Bluth. Da allora è iniziato il nostro sodalizio.

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Al momento sta lavorando al lungometraggio del videogioco Dragon’s Lair, un grande classico degli anni ’80. Ci sono altri progetti per il futuro?

Sì, al momento sono impegnato nella realizzazione del film di Dragon’s Lair, videogioco a cui ho lavorato diversi anni fa. Spero sarà una bella sorpresa per chi ha amato tanto quel gioco e quell’immaginario così particolare. Ma non è tutto. Con Don Bluth c’è l’intenzione di lavorare a otto nuovi lungometraggi. Si tratta però di progetti che hanno già ottenuto i fondi per avviare la produzione, quindi c’è tutta la volontà di portarli a termine. Si tratta di una bella sfida per noi!

Autore dell'articolo: Redazione

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